...Nemmeno ad una mosca

Storia horror sulla regina di Biancaneve di Michelangelo Rossato

Quando nacqui mia madre era entusiasta di me.
Ero la sua prima figlia, dopo sette fratelli, mi coccolava dalla mattina alla sera dicendomi
che ero la cosa più bella che lei avesse mai visto.
Anche mio padre mi amava, anche se avrebbe voluto un figlio maschio per farsi aiutare nei campi,
dato che i miei fratelli non potevano.
Sin dalla nascita erano stati colpiti dalla malattia delle ossa, come la chiamava la mamma.
Non solo questa malattia storpiava orribilmente il viso e il corpo, ma rendeva più piccola
anche la loro statura.
Per questo i miei genitori li detestavano.
Io ero l’unica che gli voleva bene, e loro mi amavano immensamente.
Ma venne un tempo di carestia in cui non c’era cibo a sufficienza per tutti: mia madre
abbandonò i miei sette fratelli nella foresta, augurandosi che i lupi li sbranassero.
Da quel giorno non li ho più rivisti.
Quanto ho pianto per loro e quanto odiavo i miei genitori! Gli anni passarono molto velocemente
e mia madre mi aveva educato al galateo: sperava che diventassi una donna importante, cosa che
io non credevo possibile.
Era un giorno di sole quando la regina del nostro regno morì improvvisamente, le cause della
sua morte non erano chiare e il lutto andò avanti per un mese intero.
Di solito rimanevo sola durante i pomeriggi d’estate: mia madre andava a mungere le vacche e
mio padre lavorava la terra.
Durante uno di quei pomeriggi svelai un grande segreto.
Stavo cucendo beatamente quando l’ago mi sfuggì dalle mani e si andò a infilare in una fessura
del pavimento: mi chinai e osservando meglio quella fessura, non era altro che una botola
nascosta; l’ho aperta senza far rumore e sono entrata in quella strana stanza: all’inizio non
vedevo nulla ma poi i miei occhi si abituarono al buio.
La stanza era piena di erbe, fiale e pozioni, animali morti e candele, pelli e occhi.
Al centro della stanza fumava un grosso calderone e al suo interno stava una bambola: il suo
visino di stoffa era identico a quello della regina! Mi voltai con timore, ma mia madre mi
fermò: -“Ora sai tutto!” mi disse “non dirai niente a tuo padre o ti punirò severamente!”
Gli occhi della mamma erano diventati rossi, con cautela si avvicinò al calderone e impungò
la bambola dicendo: -“Non sai nemmeno cosa sto facendo per te! Nessuna strega lo farebbe, solo
io. Uccidere una regina è molto pericoloso, si può rischiare di essere scoperti!”
La mia mente capiva tutto: non solo mia madre era sempre stata una strega, ma ora era anche
un’assassina. 
-“Come hai potuto, madre? La regina era buona col popolo, sarà colpa tua se il re sposerà una
tiranna!” dissi alla mamma. 
-“Ma sarai tu a salire sul trono, bambina! Perché credi che ti abbia insegnato le buone maniere
invece di farti lavorare duramente in tutti questi sedici lunghi anni.
Diventerai regina, e io e tuo padre non dovremo più lavorare!”
Mamma sorrideva, io non sapevo che dire.
Certo, ogni bambina sogna di diventare regina, ma sentivo il peso della corona sulla fronte e
un retrogusto amaro in gola.
Un incantesimo di mia madre condusse il re a casa nostra: rimase colpito dalla mia bellezza e
dalla mia bontà e mi chiese se volevo visitare il castello.
Era un uomo affascinante, anche se era molto più vecchio di me.
Aveva un bel fisico e degli occhi stupendi.
Accettai la proposta e il giorno seguente arrivò una carrozza per scortarmi a castello.
Prima di farmi visitare il castello, il re mi accompagnò in una grande stanza dove delle
ancelle mi lavarono e mi pettinarono.
Mi vestirono con un vestito regalatomi dal re e acconciarono i miei capelli con pettini d’avorio.
Il castello era meraviglioso, grande e spazioso e presto il re mi chiese se volevo sposarlo.
D’un tratto mi parve di sentire le prediche della mamma e la mia risposta immediata fu si.
Dopotutto il re mi piaceva e anche il suo carattere era bello come il suo aspetto.
Una settimana dopo furono celebrate le nozze: sembrava tutto un sogno, che cancella i vecchi
incubi. Quasi non mi interessavano più i miei poveri fratelli, le arti oscure della mamma
e la morte della sovrana. Ora ero una regina e i miei genitori si erano trasferiti a castello
dove vivevano senza faticare ed erano felici.
Conobbi la figlia del re: una bambina silenziosa e insipida.
Non mi piaceva il suo carattere altezzoso ma non era un problema sopportarla.
Quello per me fu il periodo più bello della mia vita: io e mio marito ci amavamo e il nostro
regno era florido e felice.
Mi sembrava troppo bello per essere vero: l’ossessione per la stregoneria di mia madre non era
finita. In una stanza segreta del castello trasferì il suo laboratorio di magia e stava chiusa
lì quasi per tutto il giorno e presto tutti si dimenticarono di lei.
Quando le facevo visita, addentrandomi nel suo antro oscuro, lei mi ripeteva sempre che ero la
più bella fra tutte e ne era orgogliosa.
Ma un giorno tutto si stravolse.
Per la prima volta mamma uscì dal suo laboratorio e mi venne a cercare per il castello.
Quando mi trovò mi condusse nella sua tana.
-“Sei in pericolo!” mi disse.
Notai sul suo volto la disperazione.
Aprì un grosso armadio e ne tirò fuori un grande specchio, lo appese alla parete e mi disse: 
-“Qual è la prima cosa che ti insegnai da piccola?” io non ricordai subito, ma poi mi
fu chiaro come l’acqua limpida. 
-“Non importa se sei stupida, cattiva o gretta: finchè sarai bella tutti ti ameranno!”
ripetei a memoria. Ovviamente io non mi reputavo nè stupida, nè cattiva nè gretta, ma non
potevo dire di essere brutta.
È vero, se non fossi nata bella non sarei mai stata regina e i miei genitori mi avrebbero
abbandonato nella foresta come i miei fratelli.  
-“L’aspetto esteriore è la cosa più importante: l’abito fa il monaco, è questa la verità.
È per questo che ti ho chiamata.
Vedi quello specchio?” Io non capivo “Chiedi a lui chi è la più bella!” 
Non avrei mai parlato con gli specchi, non sarei diventata una strega come lei: 
-“No, non lo farò!” 
-“Ubbidisci stupida! Devi dirgli: Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”
Io avevo timore della mamma e quindi era meglio se le obbedivo:
-“Specchio, servo delle mie brame” chiesi rivolta a quell’oggetto “chi è la più bella del reame?” 
All’inizio non si sentì nulla, poi lo specchio si animò e disse: 
-“Mia regina, la pià bella qui sei tu, ma la figlia del re lo è molto di più!”
Mi successe un cosa strana: fin da allora non avevo mai pensato che una sciocchezza del genere
m’infastidisse, ma invece il mio cuore ne fu molto trubato.
-“Ogni giorno ho chiesto a questo specchio chi fosse la più bella fra le donne, e lui ha sempre
risposto che eri tu!” spiegò mamma “Ma questa mattina la tua figliastra ha compiuto sedici anni
e ti ha superato in beltà!”
Non era possibile, mi faceva imbestialire ma dovevo reprimere quel sentimento.
Tornai nelle mie stanze e, dopo aver segregato lo specchio cercai di non pensarci.
Ma alla sola vista di quella ragazza risentivo le parole dello specchio. 
-“Oh, mia cara Elèna” mi disse mio marito “sembra anche a te che mia figlia sia la più bella
cosa di questo regno?” Io trattenni a stento la rabbia:
-“Ti prego, Albert, smettila con questa storia!” gli dicevo io.
Sempre più spesso il re stava in compagnia di sua figlia e io stavo a poco a poco scomparendo
dai suoi pensieri.
Ad un certo punto l’istinto prevalse sulla ragione e chiamai mio padre:
-“Se mi vuoi bene difendi la mia bellezza: porta la principessa nella foresta e uccidila!”
Papà non obbiettò, ma nel suo sguardo si rifletteva la paura.
Sapevo che non avrei dovuto fidarmi di lui così decisi di rendergli più difficile l’impresa:
-“E per prova che l’hai davvero uccisa, mi porterai il suo cuore, qui dentro!” aggiunsi
porgendogli un cofanetto prezioso.
Circa due ore più tardi papà tornò dalla foresta: teneva il cofanetto con una mano e un pugnale
insanguinato con l’altra.
A quel punto capii cosa avevo fatto.
Non riuscii a piangere nè a parlare.
Con un gesto lo scacciai fuori dalla stanza e piombai nella disperazione.
Poi aprii il cofanetto e lo vidi: lì c’era il giovane cuore della mia figliastra.
“Il fine giustifica i mezzi” pensai.
Il giorno seguente, cominciarono le ricerche della principessa.
Non c’era nessuna traccia di lei e quindi papà aveva svolto alla perfezione il suo compito.
Mi sentivo più rilassata, e anche la mamma lo era.
Il re no, ovviamente, era preoccupato per la figlia ma in compenso stava più spesso con me
e il nostro amore rifiorì d’un tratto. 
Passarono le settimane e i mesi; la magia di mamma servì a far dimenticare al re la principessa.
Facemmo un lungo viaggio in barca e andammo al mare per la prima volta: non avevo mai visto
il mare e ne rimasi incantata.
Siamo andati in montagna e a fare lunghe passeggiate per i boschi.
Quando tornammo a casa sembrava tutto più bello e sereno.
Un giorno mi venne la brutta idea di consultare lo specchio di mamma: non l’avessi mai fatto!
-“Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”
-“Mia regina, la più bella qui sei tu,
la principessa lo è molto di più!”
-“Non può essere! Mio padre le ha strappato il cuore!”
-“È viva la tua bella rivale:
nel cofanetto c’è il cuore di un cinghiale!”
Mio padre mi aveva tradita, e io avevo creduto alla sua recita! Ma pensai che dopotutto la
ragazza era sparita, nessuno poteva paragonare la sua bellezza alla mia se lei non c’era.
Ma lo specchio avrebbe sempre confermato la verità ed era inammissibile!
-“Dove si trova la principessa se non è morta?”
-“Dopo le sette montagne fatate,
dopo le sette cascate,
dopo i sette ruscelli,
è ospitata dai tuoi sette fratelli!”
Non potevo innervosirmi: mi sarei fatta del male e avrei danneggiato la mia bellezza. 
Senza esitare scesi nei sotterranei nel laboratorio di mamma.
-“È tutto sbagliato: papà non ha ucciso la ragazza e la più bella è ancora lei!”
Mamma mi tranquillizzò, dicendomi che papà era stato punito per il suo inganno: sulla pentola
bolliva una bambola con il suo volto.
-“Ti aiuta la mamma, Elèna cara!” mi rassicurò, e così dicendò si incamminò per la foresta.
Disse che avrebbe ucciso lei la principessa con facilità.
Ma ero preoccupata per lei: se i miei sette fratelli avessero voluto vendicarsi per quella volta
in cui mamma li abbandonò? Mandai due avvoltoi parlanti a seguirla, sperando che essi la
proteggessero. 
Aspettai e aspettai, finchè i due avvoltoi tornarono.
Scoprii che mamma aveva avvelenato la mia rivale, ma i sette miei fratelli si erano vendicati,
come io avevo pensato.
Mamma era morta, caduta da un burrone, mi dissero gli avvoltoi.
Per anni vissi con questo rimorso: mamma era morta per un mio prurito e anche la figlia di mio
marito.
Ma una cosa mi rasserenava: ero tornata la più bella del reame.
Anche lo specchio lo confermò, per un po’ di tempo. 
Oggi, come mio solito gli ho chiesto:
-“Specchio, servo delle mie brame,
chi è la più bella del reame?”
E lui ha risposto:
-“Mia regina, la più bella qui sei tu,
ma la principessa lo è molto di più:
un giovane re l’ha svegliata dalla morte
e presto diventerà la sua regina e consorte!” 
Sono scoppiata, non ce la faccio più e l’odio mi ha invaso.
Ma non c’e da temere: sono una donna forte io, non mi abbatto mai.
Sarà facile corrompere i miei sette fratelli: io sono stata l’unica che li ha amati e faranno
di tutto per me, perfino uccidere!
Con il loro aiuto ritornerò la pià bella del reame, non c’è dubbio.
Ho sfogliato il libro dei veleni, ma come si è dimostrato, spesso possono fallire.
Ho affilato la scure e ho spolverato la palla chiodata: mi trovo meglio con gli oggetti da
taglio, mi incutono più sicurezza!
Così la mia rivale diventerà una regina come me. Non c’è problema!
È vero che uccidere una regina è pericoloso, si può venire scoperti; ma sono troppo bella,
nessuno crederà che sono stata io ad ucciderla. 
“Figuriamoci!” diranno tutti “La regina non farebbe male nemmeno ad una mosca!”. 
Già…nemmeno ad una mosca…

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