Alba delle streghe e altre poesie

di Miky (Michelangelo Rossato)

 

ALBA DELLE STREGHE

 

Fino a che

mi reggerò

estenderò il sorriso

e scongelerò i piedi.

Tentenna nuovamente

l’ossessione di ascoltare

i polmoni altrui.

E guai a chi ti tocca

a chi ti metterà le mani addosso,

non voglio che tu abbia mai paura.

Parole

vibrano inermi

mai ascoltate,

appassiscono premature

con nochalance.

Lacrime alcoliche

acide primitive

non udite

irrealizzate.

Odore di sudore

affievolisce.

Asprezza

il respiro tuo ora profuma.

Ho freddo

ma non ti userò come coperta.

Vertebre

magnetiche dolci

mi dolgono

ma non te lo rivelerò.

Albeggia

il gallo canta già

e comprendo che la notte

puttana

non è altro che un’altra vittima

del tempo,

il tempo che distruggerà  ogni cosa

perfino te.

 

 

 

SCONOSCIUTO

 

Lo sconosciuto

che dietro di se trascina frammenti del suo mondo.

Uno sconosciuto odore impalpabile che si sfracella al vento

in cui sono mischiate le sfumature più allettanti:

sono sbuffate di città in tempesta

sono notti insonni di passione

sono principi di rovina che illudono e confondono.

Uno sconosciuto,

quello che gira l’angolo sotto pioggia,

lui mi prende dentro, il ventre, e lo piega, come gli piace.

Uno sconosciuto sapore indomabile che turba la testa mia.

fermezza nelle parole sue

dolcezza di cuori infranti

è in lui sono nascoste le sfumature più allettanti.

 

 

 

LO STUPRO

 

Quest’abominevole sincretismo

di sincerità,

è un abominio culturale,

una bestemmia gratuita.

 

Intendo lingue di cioccolato

che s’insinuano

mi disgiungono le dita,

labbra che deperiscono

ricordi che si frammentano.

 

Io,

sono un principe

di sorrisi

eppure tra gli uomini

il più inadatto a sorridere.

 

-“Voglio i tuoi capelli fra le dita

e le stelle

che custodisci negli occhi

te le strapperò”

 

Sordo e asfissiante

è stato lo stupro.

Dentro me

l’anima ha arricchito.

 

 

 

DI UNA NOTTE (CHE SI CONTIENE LA PIOGGIA)

 

Ho già osservato di nascosto ciò che si avvicina

subodorato la circostanza migliore per sciogliere

ciò che nascondo.

Volgo lo sguardo a distanze astrali, ai continenti,

dove mi riscoprirò memore di quella sensibilità

di quella sudditanza all’eccesso

all’esagerazione sensoriale.

Instabile è nascondere

l’inclinazione di abbracciare,

guardo la notte che si contiene la pioggia

sento che sboccherò

nel fulgore di una stella morta.

È un nuovo mondo che si erge dall’argenteo fango.

È un fiume di latte che mi sventra.

È una preghiera

che così come mi glorifica

mi crocifigge.

Diverrò l’oggetto su cui sfogare

tutta la rabbia che non si può trattenere.

Il tempo è tiranno

e inchioda al legno gli insetti di passione

che sono sopravvissuti al tumore.

Un tumore nero che ingoia ogni cosa.

Il mio grido d’aiuto non si sente

ma c’è.

Fino a che avrò sete di mondo

fino a che son vivo ancora.

 

 

 

SGUARDO DI SIRENA

 

Scusatemi

se vi vomito addosso

tutto ciò che non posso più subire.

Se sono sempre debole,

se sono incapace di filtrare la mia fragilità

e cerco soccorso nell’abitudine.

È uno sguardo di sirena

il mio, che cerca assiduo sostegno,

un nuovo deterrente da cui dipendere.

Se emarginassi la mia essenzialità

mi prevederei dicotomo

assuefatto a un’incessante

croce e delizia.

 

 

 

NATALE 06’

 

Tenebra.

Solo in lei posso nascondere

ciò che non voglio esibire al mondo.

Parole.

Viscerali, son tempesta.

Di ghiaccio, impulsivi abbracci.

E il mio afferrar le mani

contemplando un sonno assuefatto

alla dipendenza di calmanti.

Solitudine

è una bestia,

è una genitrice di silenziosi gemiti,

matrona di un tempio chiamato indolenza.

Nel buio

delle notti passate

avevo concepito un nuovo orizzonte,

ma l’ho abortito, mai partorito, subito svezzato.

Stanotte

è nato tuo figlio

ma è morto il mio.

 

 

 

TREGENDA

 

Questa è una macchia insistente

che invade e non si sdebita.

È un’impotenza

l’impossibilità

di partire e lasciare alle spalle

briciole di una vita sopravvissuta.

È un canto malinconico

che erompe dagli occhi

e delle mani malate

i polsi prontamente spezzerà.

Parole immagini

che penetrano e distolgono

qualsiasi vana speranza

di un mondo meno dispotico.

È il corvo che gracchia già

annunciando che non sarà migliore

la vita che verrà,

poiché non è vita una vita di preconcetti,

poiché non è morte se tu la rifiuti.

Ma solo se l’accetti.

 

(grazie a General Press Edizioni per il frammento “non è morte se tu la rifiuti, ma lo è se l’accetti” tratto da “Il corvo” di James O’Barr, da cui e stato liberamente tratto il concetto)

 

Streghe e fate, elfi ed elfe