Nara rese omaggio al re, che in risposta urlò incollerito:
"Quei piccioni come due corvi si sono anneriti da soli: quando l'arco viene
teso e la freccia dell'ira scoccata, non solo girano il capo e volano via, fuggono
appena vedono l'arco, e per questo una loro ambasciata non vale nulla.
Di fronte a me, nessuno può nascondersi, in nessuna delle nove parti del mondo.
Io possiedo sia l'ira che la compassione: uccido con un gesto e dò vita con
la mia ombra. Se sono adirato con la luna, questa verrà ghermita dall'eclisse
e sarà fatta prigioniera.
Appena sorge l'alba, i corvi si levano e cominciano a strepitare, perchè la
mia luce cancella il nero della notte e porta loro sventura. Solo chi ha un
animo vile potrebbe tagliare la gola a un marinaio quand'è in mezzo a un gorgo
di irrealizzabile amore. Per la mia infinita compassione risparmio quest'ape
incauta, e tu vecchia donna porta la mia ambasciata al nero corvo, che voli
via al più presto, lontano dalle terre del mio regno se non vuole in cuor suo
incontrare la freccia della mia ira.
Se ha ancora l'amore in corpo, non resterà di lui nemmeno la carne. Ora và!
Vai donna! Questi sono gli ordini del tuo sovrano signore e re imperatore.
Quando Nara rientrò nella sua casetta al villaggio, i due stranieri erano ancora
lì! Kim chiese se la principessa aveva gradito il fiore, e la vecchia a lui
disse che l'aveva resa felice:
"Il suo sorriso era come la luce del sole sul suo viso di luna. Tu sei l'asceta,
il suo sole, devi unirti a lei, perchè sei stato guardato con grande favore:
lei ha fatto di te un'ape e di se stessa un fiore di loto. Ha legato il suo
animo a te col soffio del suo stesso respiro.
Perciò ti ha scritto un messaggio e ti ha inviato una pergamena intercettata
e distrutta dal re, che irato e infuriato Padmadevi ha imprigionato nelle sue
stanze, e l'esilio a te ha donato come gesto di grazia. Ma per la felicità di
Padmadevi lotta per la vostra unione d'amore, in cuor tuo serba queste parole
d'amore di Padmadevi:"...raggiungimi presto, perchè desidero farti perfetto.
Vieni da me mio signore.""
Losang Trasci tirò fuori un'altro fiore di carta, ancor più bello del primo.
Dai delicati petali lievi, come rugiada del mattino, lo stelo sottile come l'impronta
dei piedi di fata. Il maestro chiese alla cara vecchia signora se pensasse di
tornare ancora una volta a palazzo, con un secondo dono per Padmadevi. Nara
ancora pensava fra sè, alle forti emozioni che al suo povero vecchio cuore portava
il vento d'amore di primavera, quando la colpì un raggio di luce simile a un
sorriso del sole. Nara raggiunse il palazzo circondato di guardie, la principessa
mandò via le sue ancelle e chiuse a chiave la porta delle sue stanze, poi si
avvicinò al lungo specchio che stava alla finestra vicino e si dipinse metà
volto di nero e l'altra metà di bianco. Si intrecciò i capelli in un'unica treccia,
che pendeva disordinatamente sulla fronte. Quando la vecchia Nara bussò alla
porta, la principessa fanciulla di loto le aprì, afferrò il fiore, guardò lontano
dalla povera Nara verso la finestra occidentale e la colpì in faccia con il
piccolo specchio dorato che nella mano teneva.
La vecchia Nara tornò stancamente a casa, triste ed insieme sdegnata, anche
dalle guardie del re era stata interrogata, insultata e maltrattata. Pensava
alla pazzia di Padmadevi, allo schiaffo che le aveva dato, alla collera che
aveva sostituito il sorriso.
"Io sono troppo vecchia per questo genere di emozioni" disse ai suoi due ospiti
quando a casa rientrò: " Fiori di carta e schiaffi in faccia, tutto questo è
terribile, più nulla io sò!"