M'inchino ai monaci che portano il saio e rompono i voti senza ritegno perché nei loro sogni sensuali l'amata è lontana e correre devono perché il loro cammino è in passi di danza e un altro ritmo suona il loro tamburo. M'inchino quando arriva la primavera che ogni cosa risveglia.
Fammi giardiniere del giardino profumato, sarò io lo sgabello sul quale poggiano i tuoi piedi: sarò il giardiniere del giardino fiorito, dove cammini al mattino e ad ogni passo i tuoi piedi saranno salutati con lodi dai fiori. Di profumata essenza di sandalo a te donate saranno le mie carezze. Vorrei intrecciare ai tuoi piedi preziose ghirlande di fiori e togliere con i miei baci i granelli di polvere che potranno posarvisi. O mia visione, donna di loto, di nero velo vestita, Madre divina, ricchezza ed amore ti appartengono, sta a te darle o negarle. Ma questo dolore è mio, e quando te lo offro tu mi ricompensi con la grazia di un tuo compassionevole sorriso, nessun regno, nessuna ricchezza è paragonabile alla donna; non vi è, non vi è mai stato, ne vi sarà mai un luogo sacro come sacra è la donna. Non vi è preghiera che valga una donna. Non vi è, non vi è mai stato, ne vi sarà mai uno yoga paragonabile a una donna, non vi è formula mistica, ne pratica ascetica che possa competere con una donna. Non vi è, non vi è mai stato, ne vi sarà mai un tesoro che valga di più di una donna di loto. O mia amata dagli occhi di loto, fai cadere il nero tuo velo, di sacro timore gioisco nel bisogno della natura, nel desiderio dell'unione d'amore . Non ho parole per dirti ancora infine, io ti amo!"
Quando udì quelle parole sincere, la donna sorrise:
"Ebbene per me, la passione ti ha veramente infiammato: quest'ape ha davvero gustato il nettare del loto. Del resto, l'animo che si dedica a qualcosa, alla fine ne diventa la dimora. Quando eri nel sogno al lago del tempio di Sarasvati, tu ancora uno straniero eri per me, ma io mi sono recata ugualmente al tempio del lago: là ho visto questa tua bellezza straordinaria e mi è parso che tu, un asceta, mi avessi conquistato, mi hai soggiogato con lo sguardo. Ti ho guardato in viso, e tu come un'ape, ti sei posato sui loti dei miei occhi: d'un tratto, un'ape splendente, piena di voluttà, ha penetrato quei miei fiori, e non è più volata via. Ecco chi desidera un altro, fa nascere anche nell'altro il desiderio di sé: l'ape che arde per il fiore di loto. Come può non averne il nettare ed il profumo? Poi, non so per quale incantesimo la tua stessa pena si è generata anche dentro di me, e l'animo mio ha cominciato a bruciare come un pesce senz'acqua. Ero un cucolo che ripeteva il nome dell'amato, o un lucignolo di lume che si consumava nello strazio della lontananza.
Ma questo amore mio ha generato altro amore in te, perché l'oro che si riscalda al fuoco diventa anch'esso rosso: il diamante brilla solo alla luce del sole, altrimenti sarebbe una pietra senza splendore. E solo lo splendore del sole fa sbocciare il loto che altrimenti non avrebbe ne profumo e ne api attorno. A te, dunque, mio eccellente amato, non posso opporre alcun velo: ecco ti consacro tutto: il corpo, la mente, la gioventù, la vita."
Infine dopo aver rivelato i propri veri sentimenti, si gettarono l'uno nelle braccia dell'altro. Insieme bevvero il dolce vino, il nettare d'amore che Kim aveva portato con sé in un orcio. Mentre la notte di luna cullava i sensi e riaccendeva la loro passione. In quell'istante erano come un'ape dimentica di se stessa che penetrava un bocciolo di loto.
Quei meravigliosi diletti d'amore fecero svanire ogni loro pena: tubavano e giocavano come oche selvatiche nell'acqua, mentre si diffondeva la fragranza del sandalo e del muschio. Ma solo chi gioca con una simile donna di loto, può conoscere quei segreti.

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