Quindi svanì come un ombra nella notte. Padmadevi sbarrò gli
occhi sul vuoto, sull'ombra notturna.
Tornò a passi stentati alla finestra, zoppicando e toccandosi la ferita delle
tre piccole punte, con la pena nel cuore, era ancora priva di senno con lo sguardo
smarrito come quello di una cerbiatta appena svegliata dall'uragano. La mattina
seguente la principessa era malata e profondamente depressa, si era tanto smagrita
che pareva la luna ghermita dall'eclissi, e le stelle che prima indossava come
ornamenti, si erano sparpagliate in tutto il letto. La mente fuori di sé; l'animo
smarrito e stordito. Un'ape si era accostata al profumo del loto e il suo bocciolo
trafitto ed il nettare assaporato. Il re era abituato al volto triste di Padmadevi,
che non era più felice dal giorno in cui le aveva distrutto la lettera dell'amore
suo: ma ora il suo stato era davvero peggiore. Nella sua depressione la principessa
di continuo pensava alla notte d'amore, ai fiori di carta, al vino inebriante,
al furto ed alla fuga con i gioielli. Tutto questo non aveva alcun senso. Lei
amava ancor più intensamente Kim dei suoi sogni l'asceta. E disse al padre che
un ladro sconosciuto l'aveva derubato durante la notte. Come se il giorno tramontasse
e si facesse notte: come se il disco di luna fosse ghermito dal demone dell'eclissi:
come se il cielo, per le sue lacrime, si riempisse di stelle.
L'argine del lago si infranse, e le sue acque traboccarono, inabissando i fiori
di loto dei suoi occhi e facendo volare le api delle sue pupille. Le sue lacrime,
simili a stelle si versarono così copiosamente Che abbandonarono il cielo e
sorsero dal lago che avevano colmato: caddero dai capelli come le perle di una
collana che la fanciulla volesse poi legare e intrecciare di nuovo. Anche Kim
era triste.
Far male alla donna amata era l'ultimo suo desiderio, ma il consiglio del saggio
maestro seguiva.
Losang era contento della forza d'animo del suo discepolo, e disse a Kim che
era venuto il momento di andare al vecchio cimitero lontano. La vecchia Nara
salutarono con nove monete d'oro, ringraziandola della sua cortesia. Nara al
palazzo del re immediatamente si recò, per informare la principessa della loro
misteriosa partenza. E con sorpresa nello sconforto e nel dolore Padmadevi sconvolta
trovava che invocava l'amato ladro del cuore.
" Sì, amica mia, ti dirò, i miei veri sentimenti; ti rivelerò quali piaceri
si è preso il mio amato.
Quando ho visto per la prima volta quell'ape pronta a unirsi al fiore, il mio
animo si è riempito di paura, e tutto il mio corpo ha cominciato a tremare,
ma oggi, dopo che quel segreto mi è stato svelato, nessuno mi è caro come quel
sole mio amato. Ho avuto paura finche non mi sono unita a lui: poi, alla vista
di quel sole, il freddo si è dissolto. Nello stesso istante in cui si è diffuso
il suo splendore, si è dischiuso il loto della mia mente, allora tutta la mia
gioventù si è fatta avanti per unirsi a lui, e io, là in mezzo mi sono perduta,
si è preso tutta la mia passione quel ladro d'amore."
Infine Nara intuì che sussulto dopo sussulto, la vita andava fuggendo da quella
donna tormentata dall'amore. Per una passione traboccante, separata dall'amato
l'animo sconvolto, quella donna bruciava per il fuoco della separazione. Padmadevi
continuava a chiamare il nome di Kim, perché quel ladro del cuore, le aveva
portato via con sé la sua stessa vita. La freccia della separazione si era duramente
conficcata in lei.
"Il mio amato è fuggito lontano, e tutta la mia gioia è svanita. Non riesco
nemmeno a vedere la strada, per quanto si è fatta profonda e insondabile, mentre
il mio spirito continua a vagare come un insetto impazzito: dovunque io volga
lo sguardo, il mondo affonda nell'acqua, ma la mia barca, senza un rematore,
rimane incagliata.