Il giovane non l'aveva fatto espressamente: non si era mai preoccupato delle caste, dei vecchi pregiudizi. Viveva come un pazzo al di là di ogni limite, in ogni luogo lui andava senza paura, nel regno di maya, dove ad ogni passo si trovano monasteri e templi, dove tutti siedono assorti in preghiera e in ascesi: alcuni sono veggenti o samnyasi, asceti itineranti o brahmacari, vi sono i devoti di Sarasvati e gli yogi, altri sono sufi, taoisti, chan, siddha, mahasiddha, folli di Dio, gcodpa, mistici e maghi, le danzatrici del cielo; altri adorano la Dea e la Sakti, gli urlatori di Rudram, i maestri della foresta, mendicanti, regnanti e principi del Dharma conoscitori dei piaceri dell'amore; tutti sedendo nella postura del loto in meditazione infiammano lo spirito e il corpo.
Le parole del maestro Losang erano come i raggi del sole, dall'infinita compassione, che tutto illuminano di grazia e conoscenza senza distinzione di casta e di credo:
" Se volete che la Madre Divina vi sia favorevole offritele con devozione, canti di lodi. Tutti coloro che la invocano con amore, si liberano dai loro problemi, e vedranno esauditi i loro desideri."
Sentite queste parole Kim, nel suo bisogno si appellò allora a un'immagine della Madre divina, e rivolse la sua preghiera a lei, che non aveva lasciato mai nessuno senza consolazione.
La divina Madre gli apparve in sogno e lo consigliò di recarsi al lago del tempio di Sarasvati, dove avrebbe incontrato un mendico con in mano un loto. A questi avrebbe dovuto rivolgersi con la preghiera di donargli il fiore insistendo fiducioso. Finchè la sua richiesta non fosse stata esaudita.
Senza modi violenti, poiché ciò che sboccia così leggiadro, non si può che ricevere in dono, e ottenuto il tenero loto, esso lo avrebbe condotto ad un tempio sul lago.
Kim fece come gli disse la Madre divina e davvero il mendico incontrò con il loto di uno strano splendore. Egli pregò e supplicò, ma sia sordo che cieco il mendico era. Allora volle senz'altro strapparglielo quel fiore prezioso. Giusto in tempo, gli tornarono in mente le parole della Madre divina: "..un si leggiadro fiore non tollera alcuna violenza."
Improvvisamente mentre andava ripetendo queste parole dentro di sé, il loto si ritrovò tra le sue mani. Del lago il tempio nascosto lui vide, chiuso da una porta di ferro. Ancora la voce della Madre divina lui udì. Tocca la porta col fiore tre volte; ed il potere del loto era tale, che da sola la porta come d'incanto si aprì.

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