E poi il dolore dura finche non s'incontra l'amata poi, scompare la pena."
Losang rispose al suo caro discepolo "..su quel cammino si avvia solo chi può sopportare il dolore della rinuncia. Amare è un impresa difficile. Non ti sei mai posato su un loto, ma soltanto su una ninfea: per conoscere il loto, bisogna essere come quell'ape che non se ne allontana mai. E' troppo arduo per te, solo chi abbandona il mondo può percorrere quel sentiero: lo yogi, l'asceta, l'eremita lo sa bene, solo quel meschino che recisa la sua stessa testa sale l'ardua montagna dell'amore."
Appena udì queste parole Kim tornò in sé, senza battere ciglio, l'animo concentrato nell'amore: era muto e dagli occhi scendevano perle e coralli.
Ormai, nella luce del cuore, sorgeva quel tempio del lago, e la sua terra gli sembrava tenebrosa; il suo sguardo disgustato dall'inganno, si voltò altrove, e non tornò più alla falsità che aveva conosciuto: "Chi avvicina alla scintilla dell'amore, è il maestro; chi ne brucia è il discepolo. Per colei che m'incendia, sarò un ape, e chiedendo di lei vagherò, alla fine giungerò a quel fiore e per unirmi a lei offrirò il mio corpo in sacrificio, come quell'ape che dona la propria vita."
Kim per la pena dell'amore lontano prese la collana di rudraksa e come un perfetto, comincò ad invocare i nomi divini. "Diverrò un siddha per amore di Padmadevi, perché il mio cuore ne soffre la lontananza."
"Come potrai procedere lungo quella via così difficile? Ci sono sette oceani insondabili e sconfinati dove pesci e coccodrilli fanno strage: si levano ondate ingovernabili, e solo per fortuna qualcuno riesce a compiere quella traversata, ma tu Kim l'intoccabile che godi i piaceri delle generose fanciulle dei senza regno, per quale ragione vuoi sopportare tante afflizioni?
Solo chi porta in mano la sua stessa vita riesce a raggiungere il lago della donna di loto. Come potrai procedere lungo quella via così difficile?"
"Questa mia forza dell'animo non è altro che amore. Chi è innamorato non tiene più in conto la propria esistenza, e anche la morte non può fare nulla a chi è già morto e si mette in cammino avendo rinunciato alla vita, io parto dopo aver abbandonato il piacere e aver preso il dolore per viatico, perché solo l'ape che ha già provato la pena della lontananza può conoscere il vero amore del loto: così per chi ha visto una sola volta il lago dell'amore, questi sette oceani non sono che una goccia d'acqua. Per attraversarli ho preso a sostegno la verità, che è simile alla terra, per la quale nemmeno le montagne sono un peso: ma chi si lega alla zattera della verità, anche se perde la vita non torna indietro. Io sono diventato asceta per amore di quella donna che ha nelle mani le mie redini: ella le stringe e mi tira a sé, perciò la mia fronte non si stacca mai da lei. Il lago dell'amore è così vasto, che non ha coste ne da un lato ne dall'altro, e non ha fondo: ma per quanto possa essere grande, chi vi cade dentro, se riesce a diventare un'oca selvatica e a traversarlo non ne ha danno.
Io sono soltanto mendicante di Padmadevi: e non guardo ne il lago ne il Gange, ma percorro la strada dove incontrerò la donna per la quale ho messo al collo questa collana di rudraksa, sono già caduto morto in questo lago, e il mio amore adesso possiede la natura dell'acqua: mentre io sono morto e galleggio mi porterà in un posto o nell'altro poi, sulla sua strada, ci sarà qualcuno che mi sbranerà.
Ma proprio perché so queste cose mi accingo a gettarmi in quei sette mari: li, se qualcuno mi divorerà, sarò liberato al più presto. Ormai, la mia testa è già in cielo, il mio corpo è sulla terra e il mio cuore in quel lago d'amore.

Pagina seguente

Indice