di Michelangelo Rossato
- Il mondo va considerato come una lotta tra due princìpi equipotenti. Poiché in ogni uomo avviene una lotta quotidiana senza possibilità tra bene e male, non esistono quindi confini tra i due e la non-esistenza di uno corrisponde all'inevitabile non-esistenza dell'altro. Ogni gesto che l'uomo compie nell'arco di una giornata non può essere distribuito in nessuno dei due principi: ogni gesto che facciamo è l'unione dei due opposti -
Quando il più vecchio degli uomini doveva ancora emettere il
suo primo respiro e quando la terra era ancora una bambina, viveva un angelo.
E sbagliate nel pensare che costui fosse un angelo qualunque: si da il caso
che l'angelo di cui vi sto per narrare le vicende, fosse e ancora oggi è ricordato
come l'angelo più bello che Dio abbia mai creato. Il Signore una mattina si
era svegliato e sentendosi un po' solo decise di crearlo: con un po' di luce
dipinse la sua pelle diafana, con le onde del mare colorò gli occhi, con la
buona terra ne disegnò i capelli e con le nuvole plasmò due ali magnifiche.
Non esagero nel dire che, nemmeno oggi, nessuno ha mai superato in bellezza
quell'angelo. L'essere meraviglioso passava le giornate in compagnia della madre
terra: intonava canti agli alberi della foresta, intrecciava margherite e amava
tuffarsi nelle nuvole.
Quando volava nel cielo sembrava un immenso uccello di luce, perché dovete sapere
che l'angelo emanava luce e calore come il sole.
Accadde un giorno che l'angelo cominciò a volare sopra l'immenso oceano, amava
l'oceano ma aveva paura di caderci dentro, dato che gli angeli non sono creature
d'acqua. Ma il destino volle che l'angelo, malinconico da tanto tempo, vedesse
il suo viso riflesso nell'acqua, e in cerca di compagnia si tuffò fra le onde.
Il buon Dio vide la scena, e rattristato che il suo amato angelo si fosse sacrificato
pur di trovare l'amore, concesse una seconda possibilità all'essere di luce:
mentre scendeva verso il fondo del mare senza più speranza, il suo corpo si
divise a metà. Si sdoppiò come quando si taglia una mela. Le ali si frantumarono
in quelle che oggi chiamiamo "conchiglie", e andarono a depositarsi nell'abisso.
A quel punto una violenta tempesta piombò sull'oceano, ormai i due angeli che
una volta costituivano un solo essere, uniti solamente dal loro debole stringersi
di mani vennero divisi dalla tempesta. Si risvegliarono molto tempo dopo in
due diverse sponde della terra, divisi dall'oceano immenso. E oggi sono ancora
lì, che si cercano. Magari si sono trovati ma le loro ali per tornare a volare
sono ormai perse sul fondo del mare.
La storia non finisce qui, come sembrerebbe. Alcune voci raccontano
di come i due angeli dopo essere stati divisi dalla tempesta primordiale riuscivano
a parlarsi anche se lontanissimi dato che le loro menti in origine erano solamente
una sola. Condividevano gli stessi sogni, gli stessi dolori e felicità ma non
si conoscevano e anche se si cercavano tra loro non avrebbero mai saputo che
aspetto avesse l'altra metà. Nonostante questa triste verità, il loro cuore
batteva all'unisono e pompava lo stesso caldo sangue. Solo il loro respiro pareva
interrotto dallo scandire alternato dei loro polmoni. La tempesta li aveva portati
in due diversi continenti, e mentre uno vagava in afose lande desertiche, l'altro
esplorava le fredde foreste nere. Ma la sera, entrambi gli angeli ritornavano
in riva a quell'oceano che tanto avevano amato e temuto. Restavano ammaliati
dallo splendore della luna e rituffandosi nelle profondità degli abissi, i due
angeli cercavano le ali perdute per ricongiungersi. Ma il loro cercare era vano
poiché il Dio capì che il loro amore era così travolgente da superare di gran
lunga quello che nutrivano nei confronti del loro Creatore. E in quel momento
provò gelosia cosicché scagliò una maledizione: i due angeli non avrebbero mai
dovuto incontrarsi, e se fosse accaduto sarebbero stati immediatamente divisi
per l'eternità.
Passarono molti, troppi anni. I due angeli, divisi dal loro amato oceano, avevano
cominciato a costruire nella rassegnazione due diverse vite. Mentre un angelo
aveva costruito la sua abitazione in una grotta di cristalli nel deserto, l'altro
angelo viveva in una bellissima torre d'avorio, circondata da una folta foresta.
Quest'ultimo angelo, nonostante la sua agiata condizione, era sempre malinconico:
si sentiva incompleto e non di rado gli sembrava di essere intrappolato in una
gabbia dorata perché gli era proibito di essere semplicemente se stesso. Per
la sua malinconia, quest'angelo usciva solo la notte, così facendo impallidì
la sua pelle e i suoi vestiti tanto da venir soprannominato "angelo bianco".
L'altro angelo, invece, a differenza della sua metà, era soprannominato "angelo
nero" poiché stava tutto il giorno fuori al sole, a cavalcare in riva al mare
con un magnifico cavallo bruno.
Una notte che l'angelo nero ritornò alla sua grotta dopo la sua solita nuotata
nell'oceano, cominciò a riflettere e mentre rifletteva si rese conto che non
riusciva più a stare senza la sua metà. Uscì di casa e supplicò alla notte di
mostrargli dove era finito l'altro angelo.
-"Ti indicherò io la via" sussurrò la luna, che si tramutò in una magica sfera
al cui interno apparve l'immagine del suo dolcissimo angelo bianco, incastonato
come una perla preziosa in quella torre in mezzo alla foresta, aldilà dell'oceano.
A quella meravigliosa visione l'angelo nero si commosse di gioia e i suoi occhi
ricominciarono a brillare di una radiosa intensa luce perché finalmente comprese,
che lo stargli accanto anche per un breve attimo, gli sarebbe valso qualsiasi
sacrificio.
E così, visto che non poteva volare e non poteva raggiungere l'altro continente,
l'angelo nero stipulò un terrificante patto con le oscure forze del male. Donò
al maligno in persona la sua anima candida, in cambio di un nuovo corpo con
cui volare oltre l'oceano senza che Dio lo potesse vedere. Venne tramutato in
un corvo nero come il più oscuro degli abissi con occhi magnetici e imperscrutabili.
Con le sue scure ali il corvo oltrepassò l'oceano e arrivò alla torre d'avorio
dell'angelo bianco quando la luna navigava ancora in cielo. Silenziosamente
il corvo entrò nella camera da letto dell'angelo bianco e con raffinata grazia
si mise sulla sponda del letto immobile, continuando a rimirare quella creatura
come se fosse la cosa più bella che avesse mai visto.
La luna, sbirciando tutto da una minuscola fessura nella parete, fece entrare
un suo magico spiraglio che ridiede all'angelo nero le sue magnifiche sembianze
umane.
Le penne diventarono capelli dorati e ondulati come il mare, gli occhi neri
divennero verdi come lo smeraldo e l'animale ritornò ad essere l'angelo nero,
una meravigliosa fanciulla bionda dalla pelle scura e vellutata: indossava una
veste di seta scura e portava al collo una conchiglia di madreperla.
Osservò in silenzio l'angelo bianco: era un giovane uomo dal lunghi capelli
scuri, aveva le labbra rosse come il sangue e la pelle eburnea. A quel punto
quel giovane e seducente angelo si svegliò.
Osservò la fanciulla che sedeva sul suo letto e la riconobbe: era il suo amato
angelo nero, la sua dolce metà. E credetemi, quando vi dico che nessuna parola
può descrivere la passione travolgente delle loro emozioni quando si guardarono
negli occhi e si strinsero le mani.
Si accarezzarono il viso a vicenda cercando di rubare alla memoria del tempo
quel loro magico trasporto e si sfiorarono le labbra per un poco prima di cadere
nella profondità del più intenso del baci mai esistiti e che mai esisterà. Sembrava
tutto perfetto, ma quella perfezione candida e troppo potente svegliò quel Dio
invidioso che avverò la sua maledizione. I due angeli non avrebbero più potuto
vedersi, dovevano essere divisi in eterno.
D'un tratto la ragazza si ritrasse dal suo amore dicendo:
-"Ora so cos'è la felicità , ricorda che ci ameremo per sempre"
E insieme bisbigliarono: "Finché i nostri fragili cuori non cesseranno di pulsare,
e i nostri polmoni di respirare, e i nostri occhi di vedere, e la nostra bocca
di parlare. Finché la terra continuerà a germogliare frutti, finché non esaleremo
il nostro ultimo respiro.
Ci ameremo, qualsiasi castigo sconteremo, da qui all'eternità, e ancora, e ancora…"
Tutto ad un tratto una vorticosa nuvola di fumo uscì dai piedi della fanciulla
e le avvolse l'esile figura. Il giovane angelo bianco ebbe paura di ciò che
vide. L'angelo nero cominciò a gridare di dolore e la sua mostruosa metamorfosi
ebbe atto: dalla sua schiena sinuosa si snodarono due ali scure e dinoccolate,
la luce che prima aveva negli occhi si spense per sempre, i suoi capelli si
colorarono di pece e il suo corpo perse sesso e identità proprio come uno dei
tanti servitori del male.
Il suo cuore fu lacerato dalla vergogna che il suo amato angelo l'avesse vista
in quello stato. E così l'angelo nero fuggì nelle tenebre, sopraffatto dalle
forze demoniache, le sole tuttavia corse in suo aiuto per esaudire il suo unico
desiderio.
L'angelo bianco cadde nella disperazione e qualcosa più forte dell'amore e più
perfido dell'invidia lo fece cadere in un eterno sonno. Un raggio di luna lo
sollevò delicatamente e distese l'angelo sul letto, lasciò lì quel giovane che
fra le mani stringeva ancora la collana di conchiglia del suo amore. E non si
svegliò.
Non si seppe mai che fine abbia fatto la creatura oscura in cui la ragazza era
stata tramutata. O è meglio non pensarci…
Io penso che venga a prendere le anime dei dannati quando muoiono, per assaporarne
i cuori ancora caldi e rubargli i ricordi di vita vissuta, quasi a voler cercare
nella sua mente il vano ricordo di una pur precaria forma di sentimento. Difficile
a dirsi ciò che può provare quell'angelo maledetto che ha perso per sempre la
sua anima per amore.
L'unica certezza è che tutte le notti l'angelo nero, stremato dalle forze, si
tramuta in un gatto scuro dagli occhi d'ambra e dal pelo lucido come la seta.
Così travestito, l'angelo maledetto si dirige alla torre d'avorio, dove l'angelo
bianco dorme incessantemente. E nel silenzio della notte, quel gatto si accerta
senza tregua che nessuno disturbi il dolcissimo e doloroso sonno del suo unico
amore…
Come passano veloci i giorni, le settimane, i mesi e anni.
E gli anni si accumulano, così passano anche i secoli e i millenni. Le stagioni
si susseguono ininterrottamente e dopo tanto tempo che le vedi scivolare via,
ti abitui alla loro danza regolare e logorante. La primavera cade con il suo
manto di piogge e di fiori appena sbocciati, l'estate soffia sulla terra con
il suo alito caldo, l'autunno precipita con le foglie fulgide degli alberi e
poi c'è l'inverno. L'inverno, forse l'unica stagione in cui la vita non sembra
pesare tanto. La neve sembra fermare il tempo, il crudele tempo che distrugge
ogni cosa, anche la più piccola. Il gelo sembra bloccare il tempo, il tempo
spietato che non lascia scampo a nessuno, il tempo che prima o poi finisce per
tutti…o no?
Forse no, forse c'è qualcuno che non ha paura del tempo.
È inverno, uno dei tanti inverni che sono passati davanti agli occhi del mondo.
È notte, ma non abbiate paura perché la notte è molto più sicura del giorno
la maggior parte delle volte. Provate a immaginarvi una foresta immensa, nascosta
alla vista dei mortali; dentro la foresta c'è una torre meravigliosa costruita
con il più candido avorio. Un animale sbuca sinuoso dalla boscaglia e si avvicina
alla misterioso torrione: è un gatto. Un gatto nero, scuro e misterioso come
il vento del nord. L'animale entra nella torre e sale le scale silenziosamente.
Poi entra in una stanza: c'è un letto al centro della stanza e sul letto dorme
un essere di luce. Il suo viso è di porcellana purissima! Quella creatura ha
la pelle così pallida da sembrare fatta con le lucenti perle del mare.<br>
È un angelo, un dolcissimo angelo assopito in un sonno di morte: l'angelo bianco
è un fiore, un fiore che non sboccerà. I suoi petali di lacrime e malinconia
sembrano schiudersi da un momento all'altro, ma non sboccerà.
È un fiore che non appassisce mai. È lui che non ha paura del tempo…ma cos'è
che lo tiene in vita? Questo accadeva ogni notte: l'angelo maledetto visitava
il sonno del suo amore tramutato in un gatto nero ma stava in guardia dal giorno
che avrebbe potuto ucciderlo. Quando il primo raggio di sole spuntava nel cielo
del mattino, il gatto si gettava dalla finestra e ritornava alle sembianze del
Cacciatore di Anime, quella bestia diabolica che con le sue ali mostruose ritornava
all'inferno, rifugiandosi dalla luce.
Ormai l'angelo maledetto non ricordava più il motivo della sua visita notturna
alla torre. Erano passati millenni da quando il suo amore si era addormentato:
non si ricordava più chi era stato e chi era quella creatura che dormiva sul
letto. L'angelo maledetto si recava ogni notte alla torre per abitudine, non
c'era più nulla di umano in lui, c'era solo fame di altre anime, nient'altro.
Era una mattina d'inverno, come tante altre. Il gatto nero guardava la creatura
di luce che dormiva sul letto. Spuntò il primo raggio di sole: il gatto miagolò
di dolore, corse elegantemente verso la finestra e si gettò. Mentre cadeva il
pelo di gatto sparì per farvi comparire i muscoli privi di pelle, le ali e gli
occhi senza fondo del Cacciatore di Anime. Ritornato quello di sempre, egli
cominciò a volare per raggiungere gli inferi, dove il giorno e il Dio vendicativo
non potevano nuocergli. Ma non andò tutto come previsto: mentre scappava dalla
luce, l'angelo maledetto scorse l'oceano in lontananza. Allora un vaghissimo
e impercettibile ricordo gli affiorò alla mente. E quel ricordo si concentrò
in una piccola lacrima che scivolò sul viso rugoso del mostro e cadde nell'aria.
Il freddo congelò quella lacrima in quella che noi chiamiamo un "cristallo di
neve" che trascinato dal vento ritornò nei pressi della torre d'avorio. Appena
il cristallo di neve si avvicinò all'indistruttibile vetro della finestra, questo
di sbriciolò in milioni di schegge, sopraffatto dalla potenza racchiusa in quel
granello di ghiaccio. Il cristallo di neve entrò nella torre, raggiunse la stanza
dell'angelo bianco e si posò sulle sue labbra.
Il sole lo illuminò e il cristallo si sciolse ritornando la lacrima dell'angelo
maledetto.
Per un istante tutto il mondo si fermò, il tempo tolse un battito di vita ad
ogni creatura mortale e lo trasferì al cuore dell'angelo bianco.
Un suono echeggiò nella torre: un battito. Poi un altro battito risuonò. Ancora.
Il cuore dell'angelo stava battendo…D'un tratto, il cadavere bianco dell'essere
di luce si rianimò e si alzò di scatto urlando a squarciagola. Cominciò a dimenarsi
e a tremare, graffiandosi il volto con le mani e non smettendo di gridare con
urla disumane… sembrava un sonnambulo immerso nell'incubo più terrificante…
Si era svegliato dal sonno di morte che l'aveva imprigionato da sempre e tutto
il dolore gli tornò in mente. Strinse la collana di conchiglia che teneva ancora
fra le mani candide. Sentì qualcosa dentro di sè scoppiare in mille schegge,
gli tornò in mente il bacio con il suo amato angelo nero, gli tornò in mentre
la sofferenza e l'oceano.
I suoi occhi si abituarono presto alla luce accecante del giorno che venne scacciato
dalla potenza del dolore. Il sole scomparve, la luna tornò in cielo e l'oscurità
calò sulla terra. L'angelo si alzò in piedi, avvolto dalla sua tunica bianca.
Si avvicinò alla finestra ridotta in briciole e con i suoi occhi iniettati di
dolore osservò il mondo.
Il mondo era cambiato, il mondo era diventato una enorme fabbrica di morte:
vide i vecchi venire uccisi dai bambini, vide l'amore venire ucciso da un altro
amore, vide tutto l'orrore di questo mondo. E l'aria sapeva odore di sangue,
l'aria odorava come quell'antico giorno in cui il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo assieme nei campi…"
E tutto questo fu troppo per l'angelo bianco. Voleva riunirsi al suo amore,
non gli importava cosa sarebbe successo. La sete giustiziera sgorgava come un
immenso fiume dal suo cuore. -"Sto venendo a prenderti!" gridò.
Allora l'angelo bianco si gettò nel vuoto, si aggrappò al ramo di un albero
e da lassù implorò la notte di mostrargli dove era finito l'angelo maledetto.
-"Ti indicherò io la via" sussurrò un'altra volta la luna, che si tramutò in
una magica sfera al cui interno apparve l'immagine dell'angelo maledetto, incastonato
come una perla nera nelle viscere dell'inferno.
A quella dolorosa visione l'angelo bianco si crogiolò nella tristezza: voleva
vendicare il suo amore che per punizione era stato tramutato in quel mostro
orrendo. Doveva punire quell'abile burattinaio che aveva dato loro la vita e
l'amore per poi negarglieli per sempre: doveva vendicarsi sul vecchio Dio, che
spadroneggiava senza più ragione su un mondo che andava sempre più degradandosi.
L'angelo bianco sapeva che quella sarebbe stata l'impresa più ardua mai esistita
e che avrebbe dovuto faticare per ottenere quello che voleva: riunirsi all'angelo
maledetto.
Chiese alla luna dove viveva Dio. La luna gli mostrò il palazzo del Paradiso
dove Dio sedeva sopra il suo trono costruito di stelle, protetto dall'immenso
esercito dei serafini e dei cherubini.
A quel punto il Dio si accorse della notte che era calata senza il suo comando
sulla terra, vide l'angelo bianco risvegliato ed ebbe paura. Allora Dio scivolò
sulla terra travestito da vento e chiuse le porte dell'inferno richiudendo al
suo interno tutti i demoni e i diavoli, compreso l'angelo maledetto che, inconsapevole
di quello che stava succedendo, si rattristò solamente per il fatto che non
sarebbe più potuto andare a trovare quella creatura di luce.
Ma c'era talmente tanto lavoro da fare giù all'inferno che non ebbe il tempo
di pensare che già doveva frustare le anime dannate. Intanto per l'angelo bianco
cominciò un periodo di addestramento: la sua forza mentale e fisica aumentava
giorno per giorno e i suoi movimenti diventavano sempre più veloci e letali.
Tutto questo per raggiungere il suo unico obiettivo: al collo di Dio c'era la
chiave dell'inferno, l'angelo bianco doveva avere la chiave dell'inferno per
poter andare a salvare il suo amore.
Giorno e notte si preparava alla più grande battaglia di tutti i tempi: la battaglia
contro il cielo. Per tutto l'inverno le porte dell'inferno rimasero chiuse,
impedendo all'angelo maledetto di uscire e a quello bianco di entrare, e presto
si avvicinò il giorno in cui la potenza di quest'ultimo si sarebbe scontrata
con la potenza di Dio.
Era una mattina ibernata in un freddo pungente quando l'angelo bianco, guidato
dalla luna, si rituffò nell'oceano. Restò sott'acqua per molte ore prima che
potesse ritornare alla superficie con il tesoro più prezioso fra le mani: aveva
raccolto tutte le conchiglie esistenti ed ora si preparava al rituale.
Le stese sulla sabbia a forma di due immense ali e si distese al centro: la
luce accecò l'intero universo e le ali presero vita. L'angelo ora si era riunito
con dolore alla sue ali, ma non alla sua metà. Nel cuore della creatura di luce,
dove fino a quel punto c'era stata solo dolcezza, crebbe la rabbia più spietata.
La sopportazione era arrivata al termine e quel giorno viene ricordato ancora
oggi come il giorno in cui le forze ancestrali presero forma: la collera amorosa
si tramutò in ira violenta, le morbide curve dell'angelo bianco non potevano
più contenere la sua sete di giustizia, o meglio…di vendetta.
Allora sulla sua fronte si schiuse un terzo occhio e, in tale incarnazione,
era indubbiamente il vero signore della giustizia. Il suo nome diventò ora "Portatore
di Luce" e il nuovo angelo pur essendo il più bello e dolce fra tutti portava
ovunque andasse tristezza e dolore.
-"Sto arrivando!" gridò al cielo. Nella mente del bellissimo angelo c'era il
viso del Cacciatore di Anime, quella fanciulla bellissima a cui era stata tolta
la ragione, il volto umano e la capacità di provare amore. Doveva salvarla,
era l'unico modo per placare la sua indole vendicativa.
La notte plasmò la sua essenza e la racchiuse in una spada micidiale e la saetta
si racchiuse in una lunga frusta: le due armi schizzarono fulminee tra le mani
dell'angelo.
A quel punto il Portatore di Luce, così armato, aprì le sue immense ali al cielo
e con furia vendicativa si scagliò verso il Paradiso. Il Dio, protetto nel suo
palazzo, vide quella meravigliosa creatura venirgli incontro non si preoccupò
perché pensava fosse una divinità minore che arrivava per porgergli i sui servigi,
ma poi riconobbe la sua vera identità e vide il terzo occhio aperto sulla sua
fronte. -"Vieni e combatti in nome del mondo che hai creato" sogghignò l'angelo
bianco.
Ma Dio non ebbe coraggio e inviò così a combattere il suo esercito di serafini
e cherubini.
Vedendo l'esercito angelico venirgli incontro, il Portatore di Luce sentì spezzarsi
il fragile filo che divide la giustizia dalla vendetta. La frusta del Portatore
di Luce schioccò sulle nubi scure e la spada roteava sopra di lui illuminando
il cielo come un secondo sole. Pur essendo in balìa di tale furia vendicativa,
l'esercito di angeli non aveva paura: sapendo che appena una goccia del loro
sangue angelico fosse caduta a terra sarebbe subito apparso un altro esercito
di angeli.
All'improvviso un serafino usci dalla massa e si gettò contro il nemico: quando
le lame ebbero tagliato la gola, il Portatore di Luce si piegò verso la sua
vittima e spalancando la bocca bevve il sangue che scorreva a fiotti, senza
farne cadere una sola goccia. Quando il corpo del serafino smise di sanguinare,
l'angelo bianco si pulì con la lingua le labbra seducenti e quindi gettò a terra
il cadavere prosciugato. All'avvicinarsi del Portatore di Luce, l'esercito angelico
si impaurì e cercò di volare altrove. Ma il terzo occhio li catturò inevitabilmente
e la furia dell'angelo bianco si scatenò, uccidendo ogni forma di vita e bevendo
il sangue che scorreva senza farne cadere una sola goccia.
Ad un certo punto i serafini e i cherubini si inchinarono davanti a lui che
sorrise sapendo che la sua amata non avrebbe più dovuto soffrire. Gli angeli
rimasti in vita promisero che lo avrebbero servito da quel momento in poi e
lui accettò i loro servigi.
Prima di scontrarsi con il Dio, l'angelo bianco si abbellì il collo con una
collana di teste angeliche e così avanzò, seguito dai suoi nuovi seguaci.
Dio lo aspettava e quando lo vide arrivare ebbe paura: non aveva mai visto nulla
di così bello e potente e per un solo istante pensò che quella creatura lo avrebbe
superato.
Il Portatore di Luce varcò le porte del Paradiso e si avvicinò sempre più al
trono del Dio. Entrò nel palazzo del Creatore, dopodiché il silenzio assordante
imperò nel cielo.
L'occhio di Dio osservava il terzo occhio del Portatore. Le due creature cercavano
di rubarsi l'un l'altra i segreti della saggezza e della loro potenza. Poi Dio
parlò, la sua voce suadente echeggiò come un tuono tra le montagne.
-"Da molto tempo non posavo gli occhi su qualcosa di così bello, così innocente.
Sei più vulnerabile di quanto credi, cosa ti rende così sicuro di te stesso?"
domandò Dio. Il Portatore di Luce rispose poco dopo, il suo terzo occhio fremeva
di rabbia e il sangue gli scoppiò nei capillari.
-"Quando ci hai creato sapevi che il nostro amore avrebbe superato quello che
riservavamo nei tuoi confronti. Eppure ci hai dato vita ugualmente. Perché?
Per noia, perché volevi sperimentare un nuovo gioco? Gli uomini ti hanno venerato
per troppo tempo e per troppo tempo hanno temuto le forze del male, non sapendo
di che natura appartenete entrambi.
Sono passati millenni da quando ho visto per la prima volta il mio amore, ho
capito che fino a quel momento la mia vita non aveva mai avuto un senso. Non
ero nessuno fino ad allora. Ho amato e mi sono ultimato nel farlo. Sono morto
e sono risorto per ritornarle accanto; e tu mi chiedi cosa mi rende così forte?
Non ti sembra ovvio Mio Signore? È l'amore che mi rende così forte! L'amore
che mi ha risvegliato dalla morte per riunirmi alla mia metà!"
-"Non dovresti sottovalutare la morte" sibilò Dio. Poi ricominciò dicendo: "Sei
sicuro che l'unione può recarti la felicità che tu e il tuo angelo nero sognate?"
-"Si, ne sono sicuro!"
-"E perché?"
L'angelo bianco afferrò la collana di conchiglia del suo amore.
-"A cosa serve spiegare il perché? A cosa serve analizzare una cosa così immensa
come l'amore che unisce me e l'angelo nero, sapendo che non ha una soluzione
o una logica. A cosa serve raccontare di tutte quelle volte in cui ci siamo
sentiti soli, tutte quelle volte che abbiamo pianto singhiozzando perché il
tempo stava distruggendo ogni cosa. A cosa serve parlare di tutte quelle volte
in cui siamo inciampati nella speranza di incontrarci, di quando non potevamo
vederci ma ci amavamo. I millenni sono passati nel silenzio più assordante,
perfino la morte ha avuto pietà di noi e il tempo mi ha concesso di rinascere
per salvarci. Io ho ritrovato le ali e potrei continuare a vivere in eterno
come l'angelo più bello fra tutti; potrei perfino prendere il tuo posto, ma
non lo farò, perché so che il mio unico amore soffrirà in eterno imprigionata
nel suo mostruoso involucro di carne. Io sono ora il Portatore di Luce mentre
lei è diventata da molto tempo il Cacciatore di Anime, ma malgrado questo, la
nostra passione sopravvive! Siamo sopravvissuti alla tua forza divina, mio Signore!
Finché i nostri fragili cuori non cesseranno di pulsare, e i nostri polmoni
di respirare, e i nostri occhi di vedere, e la nostra bocca di parlare. Finché
la terra continuerà a germogliare frutti, finché non esaleremo il nostro ultimo
respiro. Ci ameremo, qualsiasi castigo sconteremo, da qui all'eternità, e ancora,
e ancora. Questo mi rende sicuro della nostra unione, questo ci rende immortali!"
E allora il Dio pianse e non riuscì a guardare il terzo occhio. Quelle parole
lo avevano abbattuto e non poteva rispondere. La battaglia finale non ebbe mai
luogo: il Signore si strappò la chiave che teneva al collo e la consegnò al
Portatore di Luce. Con la sua candida mano, l'angelo bianco la afferrò.
-"Vattene. Scappa all'inferno…lei ti sta aspettando. Quando lei ti vedrà la
maledizione perderà efficacia. Il suo aspetto tornerà quello dell'angelo nero,
la fanciulla più bella che io abbia mai creato. E dovete continuare ad amarvi,
dimenticando gli errori che ho commesso. Perdonatemi…"
L'angelo si voltò, lasciando cadere a terra la collana di conchiglia: sarebbe
stato per il Dio un ricordo doloroso delle azioni da lui compiute.
-"Un giorno, qualcuno rimedierà i tuoi errori. Un giorno altre sofferenze si
faranno avanti. Verrai perdonato quando perdonerai te stesso prima di tutti…"
furono le ultime parole del Portatore.
L'angelo spalancò le sue immense ali fuggì dal vecchio Dio, seguito da uno stormo
di altri angeli candidi.
Quando l'angelo bianco scese sulla terra con le sue immense ali, la neve si
sciolse e la primavera sbocciò. A ogni battito d'ali che faceva il mondo respirava
per pochi secondi aria nuova, dopodiché si faceva risentire il dilagante odore
di morte e sangue che impestava la terra.
Il Portatore arrivò veloce alle porte dell'inferno. Infilò la chiave nera nella
serratura e aprì i bollenti cancelli che si spalancarono all'istante. La luce
si propagò all'inferno e le anime ebbero un momento di sollievo. Le forze del
male non si preoccuparono poiché sapevano che il Portatore di Luce non era un
loro nemico. E l'angelo bianco avanzò, cercando con lo sguardo la sua compagna.
Poi la vide: c'era una creatura accovacciata nelle tenebre, il suo sguardo era
vuoto e vitreo e il suo corpo si mischiava al buio dell'oscurità. I suoi versi
animaleschi sembravano esprimere eterno tormento: un rivolo di sangue usci dalla
bocca del Cacciatore di Anime che con i denti divorava l'anima ancora pulsante
di un mortale, cercando di rubarne l'essenza vitale. Era voltato e non aveva
visto il Portatore di Luce entrare negli inferi. Poi qualcosa lo chiamò a voltarsi:
una forza irresistibile lo chiamava. Il Cacciatore di Anime si voltò i suoi
occhi spenti incontrarono lo sguardo del Portatore di Luce, che lo osservava
malinconico.
-"Non guardarmi!" grugnì il mostro. Sentiva il suo cuore spezzato poiché aveva
riconosciuto la sua metà.
-"Io ti vedo" sussurrò l'angelo bianco.
A quel punto le ali dinoccolate rientrarono nella schiena, il corpo deforme
dell'angelo nero si assottigliò per tornare alle sue sembianze. Una nebbia dolcissima
si propagò tutt'intorno, quando si dileguò, l'esile figura di una ragazza nuda
cominciò ad apparire davanti al Portatore di Luce che si chinò e le afferrò
la mano. Per la seconda volta i loro sguardi si incontrarono. E si videro, e
si amarono.
-"Sei venuto a riprendermi o a rimproverarmi per aver venduto la mia anima per
amore?" chiese lei.
-"Nemmeno la morte mi ha portato via da te, ho ucciso per vendicarti. Sono venuto
per amarti; e non mi importa cosa succederà al mondo, quante guerre bagneranno
il volto dell'uomo, quante lacrime sgorgheranno sulle ferite aperte. Noi potremmo
impedire tutto questo, ma non lo faremo. Ora nulla può trattenermi: voglio condividere
l'eternità con te"
E ancora si baciarono, si abbracciarono e le galassie lontane subirono la forza
di quella passione che scosse gli interi universi e le stelle lontane. E il
tempo si bloccò ancora.
Insieme piansero di gioia. La mano dorata dell'angelo nero accarezzò il pallido
viso del suo amato, ne intrecciò i capelli corvini e accarezzò le labbra. Lui
le baciò il collo e annusò il suo dolce profumo, poi con una mano le entrò dentro
il cuore e le ridonò l'anima che aveva perso. Allora lei cominciò a respirare
come per la prima volta. Era bellissima, così dolce e seducente.
-"Fuggiamo via da questo mondo" sussurrarono.
E condivisero le loro ali, che per tanto tempo erano rimaste sul fondo dell'oceano.
Si alzarono in volo e gli angeli e i diavoli che stavano attorno a loro si allontanarono
impauriti.
Volarono sempre più su, verso la luce del giorno. Sentivano il calore farsi
sempre più forte e le loro mani toccarsi ancora una volta. Sbucarono dalla terra
come un immenso uccello di luce.
-"Da troppo tempo non vedevo il sole" disse la fanciulla.
Volarono assieme lontani dal mondo, lontani da ogni male e da ogni bene.
Racchiusi in una sfera di luce che si innalzava verso l'alto, i due amanti si
unirono senza più timore, sapendo che il loro amore non li avrebbe mai abbandonati.
Nessun oceano e nessuna tempesta li avrebbe più divisi. E tornarono ad essere
una cosa sola.
In un luogo dove il tempo non esiste, dove il bene e il male non combattono
incessantemente, quei due esseri continuarono ad amarsi.