Il mercato delle fate, poesie di Michelangelo Rossato

Colline di pianti di fata

Ed ecco che attraversando il mare di luce
sbucata fuori da occhi di ghiaccio
con impenetrabile sguardo di fuoco
scioglie
scioglie, tra gli alberi cade formando leggende,
sradicando gli alberi, come un fiume, camminava sulle colline
scioglie su di lei
e cade

Indice delle poesie di Michelangelo Rossato


Santa euforica perversione

SANTA EUFORICA PERVERSIONE

Quando il sale non si scioglie,
che fumo dai miei occhi.
Una rabbia come quella
Da omicidio.
Sono stufo di vivere in questo mondo
Da schifo.
Non voglio più il tuo successo del fango,
non voglio più la tua pace di dolore,
non voglio più il tuo sesso con le tende rosse.
Distruggo vasi di porcellana,
squarcio con lo sguardo le membra
dei peluche.
Uccido bambole,
rompo scaffali,
rovescio, la cioccolata calda.
Cammino sui vetri con la mia santa perversione,
diafana e insolita rabbia,
dolore atroce come lacrime su seta
nera.
Raggiante urlo di gelosia,
mi strappo i capelli neri
dalla testa.
Corro libero senza più
Catene,
canto,
bacio e
faccio l’amore.
Corro nudo per le praterie,
cavalco cavalli neri.
Ho i capelli al vento,
a farmi compagnia c’è la mia santa perversione.
Ingenuo e mistico,
distruggo palazzi,
squarcio alberi,
brucio,
infuoco lampi e lampioni,
sciolgo il cemento sotto le auto.
Spacco il ghiaccio con i miei denti,
divoro,
mi scateno e mi abbandono alla vita.
Rivivo,
son vivo,
non son ancora morto,
la vostra speranza non verrà mai accolta.
Arcana rabbia da poca ragione,
mi limito a battere sul muro.
Chiamami come chiami il tuo cane,
sono come un peso sul cuore.
Fuoco, e ghiaccio sulla mia pelle,
urlo, rincorro i tulipani.
Uccido sogni
Non ce la faccio più,
son libero,
stanco e non voglio pregare.
Distruggo chiese
Ingoio camapane,
non voglio più il tuo umorismo razzista.
La tua indifferenza congenita e così
Insensibile.
Saltami addosso
Non aver paura,
ti sbrano mi sbrani,
facciamo la guerra.
Vieni aria accarezza la mia mente,
o finirò per abbandonarmi al mio
perverso digiuno di buone maniere.
Parole, parole che squarciano i muri,
parole da far morire.
Acqua bollente sulla mia pelle,
mi ghiaccio, mi uccido
e infine rinasco.
Parliamoci chiaro
Ucciditi e basta.
Tanto la vita non andrà più oltre.
Rabbia e incontrollabile e
Santa perversione,
assalimi rompimi,
spezzami a metà.
Son fragile e duro
Son peggio di un muro.
Esangue.

(Alle mie collere isteriche contro nessuno)

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Come gli spiriti d'oggi

Avete mai camminato tra i giunchi
come granchi che si nascondono?
Avete mai riso di non averlo fatto?
Io solo ho sofferto più di voi e per voi,
come l’amore che ti disprezza,
come di streghe la morte,
trascinato tra carri di pazzi,
non sapete cosa significa,
ma vi perdono di avermi inchiodato.

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Plenilunio

Il plenilunio ha effetti strani
sulle persone.
Si accorgono ad un tratto,
di avere i capelli troppo lunghi
per continuare.
Certi si accorgono,
di essere stati troppo
in una piscina di liquido amniotico.
Certi diventano,
dei demoni per le strade
e per le case.
Certi si ricordano,
di avere una vita troppo breve del solito
per sorridere.
Certi spiccano il volo,
su un’asola di un cordone,
viaggiano per monti e crateri lunari,
mentre la guardia carceraria li guarda appesi al soffitto.
Certe camminano per le strade
senza niente da fare,
solo pensare alla vita.
Certi guardano
tranquilli la luna,
libera dal manto nero.

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Orfeo

Anche se
mi sembra di vivere solitamente,
afferrato da un intenso rien ne vas plus
quotidiano.
Ho rivalutato un istintivo piacere
nel genuino
amor proprio.
In altre mie agonie
ho ricamato l’attesa
che ancora oggi
mi aggredisce,
ma devo aspettare
ancora per poco.
E verrà il momento di svegliarmi,
cantare tra le montagne,
perdere la strada,
scaldare il letto e le coperte,
morire dalla felicità,
riabbracciare amici
vicini e lontani,
perdersi nelle parole,
raccontare le favole
che fanno piangere,
faticare un premio,
e finalmente gustare la dolce crema
di una dolcissima effusione.

(A Maria Elena, a Davide e a me)

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Incantesimi alla terra

Mentre cullavo
quel mucchio di stoffa
le vipere mi allargavano
le vene…
…vorrei baciare il mio bambino
e percepire il suo odore
di latte ed infanzia impregnata di giochi e
carezze.
Osservavo cecamente
i mesi avvenire
e udivo l’eco di
spinosi rimpianti.
E la domanda giusta
gli indugi
i tradimenti
mi permetteranno di essere
felice?
…vorrei abbracciare il mio cuscino
e sentire il mio dolore
di dispotica finzione e lacrime impregnate di sale
e pungenti incantesimi alla terra.
La pioggia mi sfiorava
e il vento delicatemente
sollevava il mio pulsante
sarcasmo
Di ciò che vorrei fare
e non farò,
di tutti quei giorni in cui
ho provato a
distruggermi.
Non riesco a spegnermi
e nessuno mai comprenderà
la mia aridità,
la mia magia,
stregoneria,
la mia piccola mente
strega i sensi.
…riuscirò ad insegnare
a leggere le favole
a comprare i regali di Natale
a curare le sue ferite
a stringerlo a me
a fargli capire che
nulla è ciò che sembra?
Le ultime righe le conservo
per lui, mentre la notte mi terrorizza,
e temo con angoscia che la mia vita
estingua il suo compito.

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L'ultimo tramonto

Per quanto tempo
ho aspettato…
Sapevi che mi sarei ribellato
ma non cercavo
l’istinto di combattere.
Troppo spesso
ho trattenuto
con difficoltà
la voglia di infliggerti.
Ho sofferto fino all’ultimo tramonto
che tagliava il respiro
e l’ultimo tuo sguardo
ha bruciato come carbone.
Mi sembrava di ingoiare
sangue,
e tu mi hai spinto
senza chiedere.
Con facilità
ho sgorgato
la sensazione di ucciderti.

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Gli spiriti dell'acqua e del vento

L'ombra sinuosa che con destrezza s'eclissa
è il pesce che a nuotar non si può sfiancare.
E malie cicliche di onde immortali giocano
con le sfumature delle sue scaglie brillanti.
E i monili delle navi inabissate ormai da tempo
sono solo rimpianti delle ricchezze degli umani
che l'acqua non vomiterà mai più sulla riva
come le nereidi non torneranno più in vita
le anime degli affogati, nei teschi imprigionate.

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Dogma

Noi angeli non abbiamo sesso,
perché è così che ha deciso nostro Signore
. La perfezione può svelarsi un limite notevole
e indigesto quanto abominevole deformità.
Mi priverei della porpora dalle mie labbra
per possedere la facoltà di sopportare
e non sciogliermi subito come acqua su marmo.
Asporterò le mie ali e ossequierò il loro candore,
perché volare soli è un precipitare senza utilità.
Mi hanno messo in guardia dal sole
eppure lascerò ustionare ciò che rimane di me
e scomporre divine anomalie.
Noi angeli non abbiamo sesso,
perché è così che ha deciso nostro Signore.
Per questo venderò la mia anima al miglior offerente
poiché nessuno mai riuscirà ad amare un angelo.

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Eulogia

Nelle scatole più svariate
ho internato le note del tuo respiro
che il fiato mio sospendono.
Sono gli accordi di sinfonie
che col tempo si spengono.
Diventano nuvole
che piovono pianto,
diventano vita che scivola via
e mai più tornerà..
Monocordi i ricordi miei
che ingannano l'anima,
e le poesie che
sotto la luce del buio
ho partorito…
Pensarti è stancante, mi svuota dentro
risento speranze e musiche e sale
bagnarmi le labbra bianche.
Le mani vogliono scrivere
di luoghi inviolati nel vento
in cui tu non ci sei.
Ti prego tienimi la mano,
voglio stare in piedi
ma da solo non riesco.
Macchie d'immagini alternano al cuore
echi di acide e acre parole d'amore.
Piangerti mi fa tremare, gela le arterie
risento manie e malie e abulie
scorrermi nei polsi pallidi.
In quarantena
camaleontiche memorie
disperderò una volta per tutte
tra le onde del mio passato
spargerò le ceneri di mille disattenzioni.
Muteranno in granelli
di sabbia inavvertibili,
diventeranno gocce di sangue che scorre
la cui utilità spesso si trascura…
Il tuo viso si scompone già
soggetto alla mia opposizione,
e la tua voce che
mi chiama per nome
tra i brividi di una notte d'inverno
cesserò di rincorrere….
Sfibro neuroni, mentre ti elimino
ma mi dico che
ci sono io per me.
Dietro sbarre celebrali inespugnabili
tengo prigioniere le sfumature del tuo odore
che da oggi comincerò a sopprimere.

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Nuoterai ancora malgrado io pianga acido

Sei tornato dal tuo solito viaggio?
Lo vedo dagli occhi.
Sei tornato dalla tua solita trasferta?
Lo sento dal tuo respiro.
Non ti ho mai privato,
non ho mai criticato
il tuo passatempo;
ma trovami una motivazione valida
per continuare
a disperdersi.
Quando me l'hanno detto
ero languido sulla
panchina di legno:
il tuo nome mi si è infiltrato dentro
e non è uscito più.
Sei tornato dal tuo solito viaggio.
Anche tu hai volato nel cielo?
Sei tornato dalla tua trasferta.
E sento che degraderà.
Non hai mai pensato
a tutte quelle cose
che ti stanno attorno.
Non le vedi?
Non le vuoi vedere?
Lo sento dal tuo alito.
Quando me l'hanno detto
ero languido sulla
panchina di legno.
E ho pianto acido.
E ho pianto così forte.
Ero distrutto sulla
panchina di legno.
E forse riderai di me.
Non ti ho mai sottratto,
non ho mai giudicato
la tua distrazione;
ma trovami una spiegazione valente
per continuare
a devastarsi.
Un giorno potresti non tornare.
Cercherò un rimedio che non troverò.
E tu nuoterai ancora
nel cielo
con i diamanti.

(per un Amico)

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Affinità preferenziali

Tempo addietro la pubblicità
illustrava intrepida un affilato spiraglio
tra astruso e realtà…
Per ataviche ricerche di tenebra
le ali prendono forma
sempre più,
dolce amore sempre più…
La fame la sete
fatica e mestizia
libidine ed astio
scontento e indolenza…
…affinità elettiva la chiamano
quella che indomita revoca l'affanno
affinità elettiva la chiamano
oppure pazzia…
Giorni addietro di maggio
decantavano gesta eroiche che trasmutano
in oscenità paraboliche…
Per platoniche analisi di fermi immagini
giudizi indiscreti incalzano
sempre più,
dolce malattia sempre più…
Lo spazio e l'assenza
sostanza ed oblio
cicli e indolenze
deflussi e sangria …
…affinità elettiva la chiamano
quella che non sente ragioni e disfatte
costante rumore che non si stanca mai
quella che vibra in tempo mai concesso.
Affinità elettiva la chiamano
oppure follia…

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Avec tes baisers, j'a dessinè mon ciel ètoilè

Con i tuoi baci
(che non ci sono)
ho dipinto il mio cielo stellato.
Devo essere malato
se annodo quel che non vedo
in gomitoli di silenzio;
è un'altra impercezione
adombrata dalla polvere
di vecchi libri usati
che hai già letto.
C'è
un minuscolo spiraglio di me
che vorrebbe assaggiare,
ciò che non c'è.
Sento che quello ch'è intorno
non è mai abbastanza
mentre annodo quel che non vedo
nella tela di un altro giorno.
Sei l'epitaffio
di una storia che nessuno ha scritto.
E quante sono le primavere?
L'ho cercato sul fondo della mia gola
e tra la polvere di vecchi libri usati
che non leggerò.
Sei l'epiteto mio
ti ho costruito in una sola notte,
forte e indistruttibile,
e per quando perdurerai?
Avec tes baisers
j'a desinnè mon ciel ètoilè

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Giornate spente all'ombra di bambini mai nati

Giornate spente
all’ombra dei cipressi erbosi,
circondati da contorti ceppi
di ortiche e di vite vissute.
Bambini mai nati,
morti nel ventre della madre
drogata,
distesa sull’erba,
nuda.
Vite vissute,
spente nel ventre
di contorti ceppi erbosi,
drogati dall’erba
morti
per la madre;
bambini nati
all’ombra nuda
delle ombrose ortiche,
in giornate distese.
Bambini spenti,
nudi,
tra ceppi mai nati
e madri mai vissute.
Giornate di droga,
erbosa,
all’ombra del ventre morto,
presso cipressi spenti.

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Il mercato delle fate

Soffiava tra le collere omogenee dei fotografi,
volava tra gli imperturbati passatempi al bar,
veniva acclamata dai cani
che abbaiavano stupidamente alla luna,
giocava con i semi dei soffioni
e camminava con il suo mantello nero
nelle case sfregiate dalle colline.
Si infilava nelle torte delle pasticcerie
e cantava ai sordi.
Insegnava ai pesci a respirare le spore
e agli uccelli a volare con gli aquiloni.
Faceva delle pizze una bontà,
gettava in faccia alle tele i colori della vita,
piangeva la sua vera identità.
Volava frettolosamente per le strade,
e fece compagnia ai passerotti,
sbattuti sui finestrini delle auto.

Indice delle poesie di Michelangelo Rossato


Sono come un granello di polvere grigia

Sono come un granello di polvere grigia,
volando tra i capelli di una donna.
Alla luce mi vedono indifferente ai tumulti,
il vento mi accarezza
Mi appoggio agli specchi e parlo ai muri,
gioco con le gocce di pioggia.
Sono come un granello di polvere grigia,
che vola con ali di fumo
e soffia sui campi di ortiche.
Sono come un granello di polvere grigia,
che riposa sulle penne dei grifoni.
Mi appoggio sui vestiti bianchi
delle baccanti,
e
scivolo
come
un piede
nella
scarpa
sui
raggi
di
luna
nera.

Indice delle poesie di Michelangelo Rossato


Aspettando Hel

Come mai non filate più,
i nostri arcani destini?
State accovacciate su una bara
che non c’è,
le vostre lacrime non cambieranno
il corso
dei nostri secoli.
Pulite con la bava, le vostre speranze,
non avete più il potere.
Insinuose nascite,
insipide,
e taglienti intrusioni,
sui tuoi racconti
germoglianti.
Le cose non vanno mai come credi,
piccola ed ingenua Cloto,
nelle tue perverse manie.
Corrono gli anni e filano
gli arcolai,
da soli.
Un destino che va per la sua via
E ti blocca le mani,
come fare a fermare,
come fermare il fato occultus wird
della nostra vita.
Rassegnati Lachesi isterica,
le tue mani non formeranno mai più ingorghi
disumani.
Malattia congenita senza scopo,
non si ferma a giusta
fine.
Omicidio, come non avresti mai
calcolato,
Atropo malinconica.
Come fai a capire,
la fine
se la fine ha gia capito
te stessa?
Mai come una volta tagli
il filo,
non usi
i tuoi taglienti e
meticolosi ferri arrugginiti
dei tempi dolci.
Il tuo dono scorre come fiumi,
neri,
sul mondo,
viene usato troppo poco
o a dosi
troppo,
troppo esagerate
per noi.
Il come,
il quando e il perché,
non scorrono più nelle nostre vene,
Norne spente.
Sputate da un dio,
su un mondo,
che non c’è.
ma continuate a filare,
le vostre vite;
sperando che la fredda Hel,
arrivi a cullarvi,
portandovi via da questo mondo
che non c’è.

Indice delle poesie di Michelangelo Rossato


Mundulfari

Portala dove il cielo comanda,
portala lontana dai guaiti
del tuo nemico.
I tuoi capelli d’oro,
volano sotto le nostre teste.
Mundulfari inesperto,
sei troppo bello per loro,
ti hanno punito,
per la tua nascita,
magnifico.
Sei con il tuo nome che ti fa compagnia,
ti fa luce la luna dietro di te.
Guida il tuo carro,
Mundulfari fedele.
Scappa dal rumore
delle sue zampe.
Perché sei nato,
con questa luce?

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Amore di lame

Era li, stupito.
Era lì, nel suo giubbotto di
pelle
Era invidioso,
geloso
Quante volte ho sognato
di
averlo vicino
per studiarlo
scrutarlo con attenzione
minuziosa,
osservarlo dietro una
lente parabolica,
ingigantita dal mio volto
Da tutte le angolazioni
In tutte le stanze
della grande villa
Le sue spalle stavano
sudando,
dietro alti colletti
avrei baciato il suo collo,
se fossimo stati soli,
avrei baciato il suo collo,
come due buoni amici,
il bacio del vampiro,
prima dolce poi
affilato.
Amore odio,
odio amore,
due simili cose,
due spose.
Prima dolce poi
affilato amore di lame

(Al mio nemico)

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Sulle loro labbra

Sto pensando
accanto ad un’eccentrica lumaca
Sguardo timido
verso la strada
Sguardo tenue
rivolto ai sedili posteriori.
Mi chiamano per nome.
Non sono mai stato più felice
fino a questo momento.
Perché non possono corteggiarmi
ogni giorno?
Partendo dalla nascita della luce,
fino al commiato delle lingue di notte
Voglio sentire il mio nome
sulle loro labbra vermiglie

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Fai il morto

C’era una volta,
una volta ancora.
Giurerei che prima
finiva diversamente
Ho pregato a lungo
ripetendo le strofe imparate
stupidamente a memoria.
La pagina di un libro è volata,
un'altra volta sarà nominata
la versione delle favole
la visione delle viole
e dei gigli tigrati.
Tattiche di addestramento
che dovrebbero addomesticarmi:
un salto in aria,
fai il morto,
le capriole
Ma non ci sono riuscito
il mio guinzaglio era troppo stretto
tagliente.
Ho compreso di rimanere incatenato al muro,
saldamente assicurato ad una cinghia di cuoio.

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Disegni e immagini di streghe Disegni e immagini di fate Opere magiche di Mauro Nobilini Fotografie surreali

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