Racconto fantasy di Michelangelo Rossato
C'era una volta una fata potentissima che viveva
in una tana scavata tra le radici di un'antica quercia secolare. La chiamavano
"la vecchia del bosco" e, pur essendo una fata, era più temuta che amata:
era famosa per la sua ira vendicativa contro chi le infliggeva dei torti ed
era così piena di rancore che nessuno osava rivolgerle la parola per paura
di contraddirla. Un giorno, un re coraggioso si diresse nella tana della vecchia
del bosco per supplicarla di avere un figlio. La vecchia, che aveva il cuore
tenero per i bisognosi, decise di aiutare il nobile:
-"Coltiva una pianta di fico abbeverandola col sangue di una vacca gravida.
Quando la pianta darà frutti spremine il latte e fallo bere a tua moglie senza
farti il segno della croce"
E così fu. Il re, tornato a casa, iniziò a coltivare la pianta con il sangue
di una giovenca gravida, estrasse il latte dai fichi e lo diede da bere alla
moglie, senza farsi il segno della croce.
Dopo nove mesi, la donna diede alla luce un bellissimo neonato che venne incoronato
principe e futuro re del regno. La regina era così fiera del piccolo principe
che chiese al marito di costruire una culla con il legno più pregiato ed antico:
il legno della quercia secolare. In principio il re cercò di dissuadere la
moglie, ma la regina era irremovibile cosicché il sovrano, accompagnato da
un drappello di taglialegna, si diresse nella foresta per tagliare l'antica
quercia. Sentendo degli strani rumori, la vecchia fata uscì dal suo buco:
disperata per la distruzione della sua casa e assetata di vendetta lanciò
allora un potente maleficio. -"Il nuovo nato porterà morte e miseria per il
vostro regno! Questa è la mia vendetta e questo sarà il vostro destino!"
A quel punto, la quercia si sradicò dal terreno e si schiantò sulla vecchia
fata, uccidendola. Tornato a castello, il re riferì l'accaduto alla moglie
che cominciò a provare sensi di colpa: che sciagura avrebbe portato il neonato
al regno? Con il legno dell'albero venne costruita la culla e, sebbene la
profezia terrorizzasse l'intero paese, la regina decise di tenere il bambino.
Col passare del tempo il bambino crebbe bello e aggraziato, di modo che si
cominciò a pensare che, con la morte della fata, il maleficio avesse perso
la sua efficacia: infatti a mano a mano che il principe cresceva, portava
solamente gioia e ricchezza al regno. A sedici anni il principe era il ragazzo
più bello del regno e tutte le fanciulle si invaghivano di lui. Tutto sembrava
tranquillo, ma, con il passare del tempo, il tremendo maleficio cominciò a
farsi vivo: sebbene gli anni passavano, il volto del giovane erede non cambiava;
il suo viso rimaneva quello di una creatura pura, dalla carnagione bianchissima
e dai capelli dorati. Mentre gli altri ragazzi diventavano sempre più robusti
e virili, il principe rimaneva una creatura bellissima, e bellissimo rimase
per molto tempo. A trent'anni sembrava ancora un'adolescente e questo fece
crescere in lui la tristezza poiché vedeva invecchiare tutte le persone che
gli stavano attorno. Ogni giorno che passava il principe diventava sempre
più malinconico e il suo viso era sempre più perfetto: i suoi capelli sempre
più lucenti e dorati, i suoi occhi sempre più espressivi. Era così bello che
tutti gli esseri viventi del regno si innamoravano di lui, disperandosi.
La sua bellezza era come una calamita: quando egli passava vicino ad una pianta,
questa appassiva e il suo colore andava a dipingere maggiormente gli occhi
verdi del principe. E ciò accadeva anche con le persone: morivano dissanguate,
con i capelli bianchi. Ma le labbra del principe erano sempre carnose e piene
di vita, come i suoi capelli sempre più dorati e fluenti.
A poco a poco, la bellezza del principe causò la morte di molte persone: tutti
coloro che abitavano a castello morirono, poi toccò ai paesani, agli animali
e poi alle piante.
E mentre questo susseguirsi di morti si prolungava come una letale pestilenza,
il principe rimaneva giovane e infinitamente bello, le sue labbra sempre più
rosse, i suoi occhi sempre più dolci. Quando anche il re e la regina morirono,
il principe capì che doveva fare qualcosa: si rese conto di essere diventato
pericoloso per gli altri e che doveva cercare rimedio. Cosicché, allo scopo
di non procurare più la morte a nessun essere vivente, il principe plasmò
una maschera di porcellana. E così celato fuggì dal regno.
Per anni e anni il giovane malinconico girò per la terra conosciuta in cerca
di un rimedio alla sua bellezza che aumentava senza tregua: ora bastava un
suo sguardo per uccidere, quindi egli dovette bendarsi per non procurare la
morte altrui. Vagando per la terra come un cieco errante, al principe sembrava
non trovare soluzione alla sua persecuzione. Si toglieva le bende di cui era
ricoperto e la maschera solamente per dormire: quando si svegliava, però,
gli alberi della foresta in cui si era rifugiato erano morti e privi di linfa.
Un giorno, finalmente, il principe incontrò qualcuno che poteva aiutarlo:
mentre camminava nella foresta una vecchia gli si avvicinò dicendo:
-"Come sei cresciuto figlio di un traditore!" il principe non poteva vederla
dato che era bendato "Ma non ti preoccupare: coloro che mi hanno tradito hanno
già sofferto" continuò lei "Io darò fine alla tua persecuzione: c'è solo una
soluzione per darti la pace che desideri"
E così lo portò in una tana sotto ad una giovane quercia e gli disse:
-"Ora io me ne andrò: quando sarai solo, togliti le bende, la maschera e i
vestiti. Dovrai restare coperto solo della tua pelle. E a questo punto aprì
l'armadio che sta in fondo a questa stanza. Solo allora nessuno morirà più
per tua colpa"
Così la vecchia se ne andò. Il principe si tolse le bende, la maschera e i
vestiti: sebbene avesse più di cento anni non ne dimostrava più di sedici.
La sua bellezza era diventata imponente e incontenibile tanto che le pareti
della tana cominciarono a tremare. Sfinito ma immensamente bello si diresse
nell'angolo della stanza dove c'era l'armadio della vecchia. Lo aprì. Un bagliore
lo accecò, il ragazzo cercò di coprirsi gli occhi con le candide mani ma il
suo sguardo era irremovibile. Dentro l'armadio c'era uno specchio che rifletteva
la sua perfetta figura. E quella visione era così dolce e incantevole che
il principe cadde a terra morto.